Crisi

Da wiki2.

Indice

Le cause della crisi economico finanziaria

Di Spartaco Vitiello.

  • Il fatto che l’attuale sistema economico sia in grave crisi è abbastanza evidente. Personalmente sono convinto che stiamo assistendo alla sua ineluttabile fine. Se questo è vero individuare e adottare nuovi modelli di organizzazione del lavoro e di distribuzione delle risorse, diventa non più un’opzione politica ma una necessità urgente, dato che non solo il benessere, ma la stessa esistenza fisica della maggior parte delle persone che vivono nei paesi sviluppati dipendono da relazioni economico/sociali complesse. Scopo di questo documento è illustrare in maniera semplice la tesi dell’ineluttabile fine dell’attuale sistema economico in modo che possa essere confutata o confermata e, in questo caso, divulgata. A questo scopo il documento è pubblico e aperto ai commenti e il suo contenuto è liberamente riproducibile. Sarà mia cura riportare nel documento i commenti e i link rilevanti (soprattutto se suffragati da dati) che mi dovessero pervenire.
  • Come tutti i sistemi economico-sociali che che si sono affermati nel corso della storia umana il capitalismo presenta numerose caratteristiche che possono essere valutate come positive o negative, anche a seconda del punto di vista da cui le si guarda, ma, nella sua essenza, può essere descritto in maniera abbastanza oggettiva:
    • Chi possiede ( o gestisce per contro di altri ) del capitale lo utilizza per pagare dei lavoratori e per acquistare materie prime, attrezzature e servizi che gli permettono di produrre beni o servizi che a sua volta vende.
    • La differenza tra il ricavato dalla vendita del prodotto e i costi sostenuti (capitale investito) costituisce il profitto.
    • L’efficacia di un’impresa capitalistica è misurata molto semplicemente dal rapporto tra profitto e capitale investito.
  • Poichè il valore delle materie prime, delle attrezzature e dei servizi impiegati nella produzione dei beni di consumo è a sua volta determinato da salari dei lavoratori e dai profitti degli imprenditori che queste materie prime, attrezzature e servizi producono,  possiamo considerare che il valore totale del prodotto di un sistema capitalistico è uguale alla somma totale dei salari e dei profitti. Per semplificare il ragionamento contiamo nel monte salari anche la parte di profitto destinata ai consumi dei proprietari del capitale, e consideriamo profitto solo la quota destinata ad incrementare il capitale disponibile per nuovi investimenti.

A questo punto possiamo immediatamente osservare che, in un ipotetico sistema chiuso, la capacità di spesa totale è data dal totale dei salari così come lo abbiamo appena definito, e quindi di tutta la produzione può essere monetizzata al massimo la parte corrispondente ai salari, mentre la quota del profitto può essere monetizzata solo vendendo al di fuori del sistema capitalistico.

  • In effetti tutta la storia del capitalismo è caratterizzata dalla continua ricerca di nuovi mercati ove il profitto prodotto in patria viene realizzato sotto forma di  importazione di materie prime, di prodotti agricoli, o acquisizione di titoli di proprietà. Parallelamente però (è un dato di fatto) anche il modo di produzione capitalistico si espande e quindi, mentre a livello mondiale aumenta la quantità di capitale alla ricerca di investimenti in grado di produrre profitto, diminuisce il numero dei consumatori-non-salariati che possono garantire la realizzazione del profitto.
  • Questo meccanismo era stato individuato 100 anni fa da Rosa Luxemburg
  • Questa descritta non è l’unca contraddizione del capitalismo
  • Come soluzione ragionevole l'unica ipotizzabile è quella di:
    • abbandonare il principio di redditività del capitale,
    • sostituirlo con la valutazione di utilità sociale del prodotto ( possibile con la rete ) ,
    • eliminare strumenti fatti per garantire il meccanismo capitalista ( il brevetto, la proprietà intellettuale )

Nota di ortosociale

La frase evidenziata nel paragrafo precedente io la intendo così:
A questo punto possiamo immediatamente osservare che avendo esteso l'economia all'intero globo terrestre, ci troviamo oggi per la prima volta in un reale sistema chiuso. La capacità di spesa totale è data dal totale dei salari così come lo abbiamo appena definito, cioè dal totale dei salari dei lavoratori di ogni livello e dei profitti rivolti alle spese personali di capitalisti, manager, azionisti. Quindi di tutta la produzione (PIL) può essere spesa al massimo la parte corrispondente ai salari, mentre la quota del profitto da investire può essere spesa con ritorni soddisfacenti in termini di profitto solo investendo al di fuori del sistema capitalistico. Un al di fuori che non esiste più.
In realtà il tentativo di re-investire all'interno del sistema capitalistico è stato fatto e corrisponde all'iper-consumismo compulsivo di massa. Ma è una strada chiusa, perchè riguarda lavoratori con reddito fisso e decrescente a causa della crisi. Altra strada, proposta in Italia da Luca Cordero di Montezemolo è lo sviluppo dei consumi di lusso, cioè alzare la quota dei profitti rivolti alle spese di capitalisti, manager, azionisti. E' l'idea di utilizzare gran parte delle risorse ambientali, umane, tecnologiche, finanziarie, per l'esclusivo consumo dell'elite al potere. Ma questo sta creando grandi tensioni sociali (Movimento USA 99%) e rischia di rallentare il sistema capitalistico nella sua vocazione religiosa all'investimento innovativo sorgente di nuovo profitto. Il sistema capitalistico si è mantenuto in equilibrio grazie al suo sviluppo dinamico, anche a livello finanziario, continuando a crescere ed espandendo la sua base di estrazione di valore monetario virtuale, di risorse reali, di potere politico, militare, ideologico. I banchieri genovesi hanno finanziato l'impero di Carlo V, dove non tramontava mai il sole. Quello del sacco di Roma. Il capitalismo ha una origine predatoria, calcolata come profitto. I suoi intellettuali sono coscienti del fatto che un arresto, uno stare fermi, significherebbe la fine.

Rosa Luxemburg

La teoria della riproduzione allargata ( del capitale ) di Rosa Luxemburg si è rivelata esatta

  • alla breve (crisi del 1929),
  • alla media (choc petrolifero del 1973),
  • alla lunga distanza (crisi del 2008).

Il declino del sistema capitalistico

Quando un sistema è in declino fa vari tentativi per ristabilire la sua vitalità e sostituire le risorse venute a mancare con nuove risorse (in genere umane). La crisi, a chi la osservi dall'esterno in modo distaccato e senza dare giudizi di valore, si presenta come il fallimento di tutti questi tentativi, sempre più massicci, disperati, pesanti. Come un dinosauro caduto nelle sabbie mobili, ogni tentativo di uscirne peggiora la situazione.

  • crisi del 1929 porta alla II guerra mondiale. Hitler, alfiere del capitalismo tedesco e maestro con Hjalmar Schacht di una finanza creativa che usa i soldi delle pensioni dei lavoratori tedesche per finanziare il riarmo, tenta un suo primo modello di globalizzazione con il debole partner italiano e il forte partner giapponese (entrato vigorosamente nell'etica capitalistica). Come Carlo V (vedi nel seguito) non ha molto successo. Seguono i magnifici trenta , dal 1945 al 1975. Ma segue anche lo spettro della distruzione della specie umana, e non solo, con lo sviluppo di un potenziale termonucleare capace di distruggere centinaia di volte ogni forma di vita. Come un organismo "intelligente" ed "evoluto" sia arrivato a concepire un simile piano sarà materia di studio per i nostri nipoti. La soluzione, la seconda guerra mondiale, ha peggiorato la situazione. Le risorse vengono impiegate nella corsa agli armamenti nucleari fino al demenziale piano Reagan di uno scudo stellare.
  • crisi del 1973, choc petrolifero; si comincia a prendere coscienza dei limiti dello sviluppo e della finitezza delle risorse energetiche. Soluzione: sviluppo del nucleare e incentivazione del liberismo individualistico selvaggio. Ronald Reagan e Margaret Tathcer distruggono il welfare, la scuola monetarista dei Chicago boys di Milton Friedman, attraverso il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, impongono ai paesi l'apertura dei loro mercati alla finanza ed ai beni prodotti dai paesi "avanzati". I paesi del sud del mondo sono impoveriti da debiti enormi e il loro sviluppo economico e politico soffocato (Cile, Salvador Allende). E' la globalizzazione, versione 2. L'indebitamento sovrano (delle finanze statali) si estende ai paesi più ricchi, USA e Giappone. Si arriva ad una situazione di indebitamento generale ed allo sconvolgimento antropologico delle economie locali con la distruzione di tutte le culture produttive locali.
  • crisi del 2008. Fallisce la General Motors, la più grande impresa industriale del mondo, poi rimessa in vita artificialmente dal governo federale USA. Falliscono per la prima volta banche ed assicurazioni. Tutto il sistema bancario, assicurativo, finanziario è intriso di debito. Attraverso i "derivati" si finanziarizzano i debiti. Attraverso i derivati si vendono quote di inquinamento CO2: chi ne produce poca vende la sua quota a chi ne produce "troppa". In pratica i problemi finanziari (economici) e ambientali vengono risolti in modo finanziario. Per far ripartire banche, finanza, produzione, investimenti, Ben Bernanke , capo della FED americana, dichiara : "abbiamo le chiavi della macchina per stampare i soldi, e non ci spaventa l'idea di usarle". Questo ha comportato che gli USA sono debitori di svariati triliardi di dollari ai paesi da cui importano praticamente tutto. La Cina popolare, neo-gigante economico come un tempo il Giappone alleato di Hitler, ha sul groppone il prodotto della "macchina per stampare" di Ben Bernanke, che a sua volta rifila in tutto il mondo, Europa, Asia, Africa, con le valigette di Bond americani o europei. Così il debito viaggia, sotto mentite spoglie. Il ciclo si chiude: un paese nato dall'ortodossia marxista si trova a gestire la riproduzione allargata del capitale e dei suoi profitti.

La soluzione alla crisi

  • abbandonare il principio di redditività del capitale,
  • sostituirlo con la valutazione di utilità sociale del prodotto ( possibile con la rete ) ,
  • eliminare strumenti fatti per garantire il meccanismo capitalista ( il brevetto, la proprietà intellettuale )

Corrispode in pieno a quanto proposto nello:

La soluzione significa abolire i profitti mantenendo se si vuole una cultura produttiva semi-capitalistica ma rispettosa dell'ambiente in modo intransigente. Lavorare senza perdite e senza guadagni su obiettivi socialmente condivisi e utili alla comunità. Una volta raggiunto l'obiettivo, spegnersi economicamente e mirare alla Manutenzione di quanto costruito. Manutenzione che sarà l'obiettivo principale dei progetti. Ad esempio, se si fa una casa la si fa in modo che chi la abiterà possa gestirla, mantenerla, svilupparla, modificarla. Il resto è tempo libero.

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