CeraUnaVolta02

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Noi e gli altri

Le importanti scoperte della antropologia e della archeologia ci aiutano a prendere coscienza della nostra natura di animali culturali immersi in un mondo di simboli mediati dal linguaggio. Il dialogo tra noi e gli altri è fatto di comportamenti, gesti, parole. È preparato e reso possibile dal nostro dialogo interiore, il foro interno dove facciamo parlare gli altri che sono dentro di noi. Solo in quanto siamo allo stesso tempo IO-NOI riusciamo ad interagire con gli altri NOI-IO e quindi vivere una vita psichica, costruire alternative sociali, inventare nuovi stili di vita, risolvere problemi ambientali o culturali emergenti. Con una scarsa capacità empatica di simulazione degli altri dentro di noi cade la possibilità di interagire con loro (ma una grande capacità empatica può anche condurre alla capacità di manipolare e "addomesticare" altri esseri umani, capacità che le élite sicuramente ricercano). Gli antichi popoli "selvaggi" (il termine "selvaggio" o "primitivo" non ha qui nessuna valenza negativa. Lo uso perchè è il modo standard, carico di violenza culturale e di negatività politica, storicamente usato. Usandolo vengono messe a nudo le categorie mentali usate nel passato per ricordarci che sono molto diffuse ancora oggi), dunque, gli antichi popoli "selvaggi" combattevano consapevolmente contro la disuguaglianza sociale e la stratificazione in quanto meccanismi distruttivi della psiche e quindi della comunità, che oggi sono endemici. Ad esempio quando in guerra uccido il "nemico", devo prima averlo "ucciso" dentro di me, in modo ideologico. Se questo meccanismo di violenza culturale fallisce il soldato impazzisce (perde la integrazione del Sè) oppure fraternizza con il "nemico". In realtà, da quando nasciamo noi siamo già ANCHE gli altri. Quindi siamo sempre un IO ed anche un NOI, senza conflitto. Ad esempio da sempre siamo anche nostra Madre, da prima di nascere. Per capire  gli esseri umani oltre alla psicologia che studia l'individuo come individuo, serve la microsociologia che studia gli altri dentro di noi. Si fonde con la psicologia sociale e l'antropologia sociale. Ed è necessariamente rivoluzionaria. Capire come l' "Altro Generalizzato" (teorizzato da G.H.Mead) sia costruito a partire dal rapporto con la Madre potrebbe aiutare a unificare la microsociologia, che studia le interazioni umane dirette da individuo a individuo, con la macrosociologia che studia le relazioni tra i gruppi umani nel corso della storia. Abbandonata la impraticabile versione freudiana del rapporto edipico con la madre e vedendo il figlio in gestazione nel ventre materno come una creatura dal sesso non ben differenziato che nasce unita in simbiosi con il corpo-mente materno, si potrebbe procedere a rivedere l'astratta teoria dell'Altro Generalizzato in chiave matrifocale. Per contro, la nascita del patriarcato, degli stati, degli imperi, della guerra potrebbero derivare dal tipo di Altro Generalizzato costruito in particolari contesti, quindi dal tipo di Sè che viene costruito nell'attuale civiltà patriarcale gerarchica. Una costruzione matrifocale del Sè darebbe risultati completamente diversi, come le ipotesi sull'Antica Europa e le realtà delle odierne società matriarcali ci inducono a pensare. Quindi a livello macrosociologico, in una prospettiva di costruzione consapevole e partecipata di nuove società, è importante proporre il matriarcato o la matrifocalità, come via alternativa al vigente patriarcato.

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