Sociologia25

Da wikiort.

Modello IEMP

L'idea base di Michael Mann è questa:

  • la "società" non esiste. Le varie "società" storiche nemmeno. Le varie società storiche esistite, che sono tutte diverse tra di loro, vanno intese come:
  • "organized social power networks".
  • i quattro "social power" principali sono potere ideologico, potere economico, potere militare, potere politico (stato), che formano l'acronimo IEMP.

Spunti correlati all'idea base

  • a partire dal concetto di società come "organized power networks" "usa" (e non abusa) un frame teorico vicino alla teoria dei sistemi. Networks, logistica, sistemi, sono elementi importanti nel suo quadro generale. In questo modo integra teorie evoluzionistiche (cambiamenti progressivi e cumulativi) con le "proprietà emergenti" della teoria dei sistemi complessi. "A society is a network of social interaction at the boundaries of which is a certain level of interaction cleavage between it and its environment" (ha rimaneggiato una definizione di Parsons).
  • epistemologicamente fa un uso corretto dell'ideal-tipo di M.Weber (zig verso la teoria)
  • epistemologicamente evita deliberatamente di considerare o di pronunciarsi su fenomeni la cui complessità è fuori portata (zag verso la prassi)
  • epistemologicamente usa in modo libero il principio di non contraddizione, unificando gli ideal-tipi su griglie logiche. Esempio il potere collettivo contrapposto al potere distributivo a volte si "intermix" tra loro. Il potere collettivo, scoperto da Parsons (non a caso) non "contraddice il potere distributivo (gioco a somma zero).
  • evita con estrema semplicità le trappole fatali a molti "illustri" teorici (Marx in primis, Durkheim, e tutti gli altri, senza escludere il buon Weber). Decostruisce Marx (determinismo storico, materialismo storico, storia come lotta di classe). Demolisce Durkheim in poche righe nel suo unico punto "forte", le forme elementari della religione (tutti avrebbero potuto arrivarci da soli, cioè come non esiste una "società" unitaria, non esiste una "religione" unitaria e viceversa). In pratica decostruisce la teoria che esista una "sostanza" metafisica unitaria chiamata società, alla quale attaccare in modo sincronico vari attributi, scomponendola e ricomponendola in parti variamente collegate a seconda delle esigenze della teoria (funzionalismo, strutturalismo, funzional-strutturalismo), senza legami con la storia così come oggi la conosciamo (diacronia).
  • la sociologia in toto non conosce le recenti (lui scrive nel 1985) acquisizioni di antropologia, archeologia, neuroscienze, studi preistorici e proto storici. Il suo sbilanciamento sincronico diventa dunque drammatico. La archeologia ha fatto passi da gigante, è diventata "sperimentale", utilizza varie altre scienze e tecnologie, per la datazione, per la ricostruzione, per la linguistica e la "religione", etc. E' una delle poche scienze a muoversi in modo veramente interdisciplinare.
  • la storia da parte sua necessita di uno sguardo sociologico per capire quello che avviene almeno dai raccoglitori-cacciatori (paleolitico) in poi. M.Mann è uno dei pochi sociologi che sanno che la dizione corretta è raccoglitori-cacciatori (gatherer-hunters) anzichè cacciatori-raccoglitori (vedi Bagnasco, Barbagli, Cavalli a pag.33 che invece parlano di "cacciatori-raccoglitori", e questo li squalifica in toto, e dove fanno affermazioni discutibili e non aggiornate come si dice sopra a proposito della sociologia. Se la giornata si vede dal mattino...) . La percentuale è 35% caccia, 65% raccolta, soprattutto femminile con grande delizia delle femministe.
  • ha una teoria motivazionale senza priorità gerarchiche dei bisogni umani e quindi della natura "sociale" (sesso, cooperazione, cultura) ma non "societale" dell'essere umano. L'essere umano non è fatto per vivere in società, ovvero negli "organized power networks" così come noi li conosciamo. La sua teoria dell'essere umano è positiva e sostanzialmente neutra, lontana come la luce dalle tenebre dalla teoria hobbesiana (le tenebre).
  • ha una teoria del mutamento sociale eccezionalmente semplice, pratica, verificata, verificabile. Probabilmente, a parer mio, potrebbe essere il fondamento di una ingegneria sociale al tempo stesso naturale e scientifica. In altre parole secondo il paradigma degli organized power networks, banalizzandolo per amore di semplificazione, sono i gruppi sociali organizzati, di qualsiasi genere, che sviluppano "potere" collettivo e distributivo e che agiscono negli "interstizi" lasciati liberi dagli altri social powers (i principali quattro, IEMP, Ideologico, Economico, Militare, Politico, in primis, ma ce ne sono altri ovviamente, si parla sempre di ideal-tipi che non corriponderanno MAI alla "realtà"), creando nuove organized power networks che entrano in cooperazione (potere collettivo) o in competizione (potere distributivo), con gli esistenti organized power networks. Esempio il partito bolscevico in Russia, che ha approffitato della larga smagliatura-interstizio causata dalla guerra (Lenin l'ha teorizzata come verità astratta e tantissimi altri, accettando chi impone le sue idee astratte individuali non verificate nè verificabili, a enormi collettività, come Pol Pot, gli hanno creduto e hanno tentato di imitarlo, come MAO e Stalin: <<il potere risiede sulla canna di un fucile>>). Il cristianesimo (collettivo-distributivo) che andava a pescare tra gli insoddisfatti, i miseri, gli interstizi della società. I Templari fino al 1300, gruppo organizzato di potere militare, ideologico, economico e parzialmente politico. I movimenti ereticali quali i Catari e altri.
  • come Weber, basandosi sulla protostoria, riconosce comunque al "potere" ideologico una qualche priorità. Vedi conferme di M.Liverani sull'origine "templare" di Uruk, la prima città.
  • alla "evoluzione" aggiunge la "devoluzione", cioè un controbilanciamento degli effetti dei cambiamenti storici e sociali che blocca e inverte la precedente direzione evolutiva. Questo rende probabilistica ogni mutazione storica e sociale. Esempio molto significativo: dopo la nascita delle "rank societes", in pratica dappertutto a livello mondiale, si è manifestata con successo una fortissima opposizione all'emergere di "istituzioni" che sancissero e cristallizzassero la disuguaglianza sociale.
  • questo gli serve da base per una lineare, semplice, facilmente utilizzabile ricostruzione del percorso e della defininizione della "civilizzazione", dal neolitico ad oggi.
  • in definitiva l'aver considerato l'intero excursus storico e preistorico gli ha permesso di modellare gli strumenti concettuali con la necessaria flessibilità e completezza, tali da "funzionare" in modo unitario per tutti i "fatti" storico-sociali presi in considerazione.
  • come moltissimi studiosi, e come M.Liverani, accetta con stupore la drammatica e "inspiegabile" discontinuità della nascita della civilizzazione in Mesopotamia. Dopo la quale, in pochissimi altri casi, nascono in modo autonomo nel mondo altre civillizzazioni, da tre a massimo dieci (Mesopotamia, Fiume Giallo, forse Egitto, Valle dell'Indo, Mesoamerica, Perù, Creta Minoica)
  • questa concezione della società come organized power networks e la teoria motivazionale di M.Mann eliminano completamente la attuale sociologia della devianza. La sua teoria del mutamento dagli interstizi degli organized power networks elimina la necessità di tenere insieme la società con "norme" esterne variamente interiorizzate à la Durkheim e à la Parsons. Bourdieu si era vagamente avvicinato a qualcosa di simile con i "campi", e Weber con i ceti. Ma sempre all'interno di un quadro unitario della società. Sparisce la dicotomia individuo-società perchè l'individuo agisce sempre al'interno di gruppi organizzati che sviluppano una loro forma di "potere" (collettivo/distributivo) (come i fumatori di marjuana di Becker) e la società in quanto tale non esiste.
  • si potrebbe anche aggiornare-decostruire-ricostruire la teoria della "costruzione sociale della realtà", inserendo nella socializzazione primaria e secondaria il rapporto "formativo" con la natura oltre che con gli "altri" esseri umani. Le due interazioni viaggiano assieme. Anche perchè l'interazione uomo-uomo e sempre una interazione uomo-natura via uomo. La teoria totemica cambierebbe parecchio per aderire ai racconti dei "primitivi" e ai dati antropologici.

Integrazioni

In questa fase iniziale il libro si può integrare con le acquisizioni di M.Liverani e M.Frangipane sulla nascita del proto-stato in Mesopotamia. Ancora più importante con le acquisizioni sulla Antica Europa di Marija Gimbutas (che stranamente non cita) e con le problematiche della nascita del patriarcato. Nascita che il Barbagli, Bagnasco, Cavalli neanche considera, in quanto secondo loro (non si capisce bene perchè) non è mai esistita una società non-patriarcale (il termine "matriarcato" è fuorviante e theory-laden di pericolosi errori concettuali). Altro dato estremamente importante è l'implosione della ex URSS, come il più gigantesco esperimento di ingegneria sociale ai massimi livelli di tutte le scienze sociali e non. Esperimento fallito senza una sufficiente spiegazione nè storica nè sociologica. Il fatto che la sociologia non conosca la preistoria nè riesca a spiuegare la storia recente nei suoi aspetti più documentati ed eclatanti, la dice lunga. Quanto a M.Mann, solo il volume III che deve ancora uscire parla dei fatti dopo il 1914. L'aver considerato un così lungo arco di tempo ha obbligato l'autore ad utilizzare il Rasoio di Occam per aprirsi un varco verso la comprensione dei fenomeni storico-sociali. Comunque, guardando al futuro, lo ritengo una base fondamentale per una teoria-sperimentazione del mutamento sociale come "crescita" interstiziale all'interno degli organized power networks (raramente isomorfi), come il world system di I.Wallerstein (accettato da M.Mann), Economico, o gli Stati-Nazione, Politico. In un momento di crisi della civilizzazione come quello che stiamo vivendo la teoria di M.Mann è utile per guardare con razionale ottimismo al futuro, conoscendo finalmente senza veli metafisici il passato. Probabilmente scopriremmo, nel "vuoto" di questa "società", enormi interstizi sociali nei quali si affollano gruppi "organizzati" embrionali, numerosi, vitali, differenziati, "strani", da valutare sociologicamente. Altre voci su Micahel Mann in ortosociale:

Integrazione con l'Actor-network theory di Bruno Latour

Dalla mail di un relatore di una tesi di sociologia su Michael Mann:
ho letto con interesse le tue considerazioni e ti confermo che le trovo senza dubbio stimolanti. In modo particolare trovo molto utile come punto di partenza le affermazioni:

  • la società non esiste
  • va sostituita con quelli che Mann chiama "organized power networks"

Mi hanno fatto venire in mente l'actor/network theory proposta da Bruno Latour, specie il suo "Re-assembling the social", un testo che proprio ti consiglierei di leggere. Anzi, ti anticipo che potresti prendere in esame l'idea di costruire la tua tesi come un confronto fra Mann e Latour; ma di questo potremo parlare de visu alla prima occasione. Per il momento mi rimane una sola perplessità: le teorie del tutto, quelle cioè capaci di spiegare tutto e ovunque, mi lasciano piuttosto perplesso e mi inducono a generare un po' di scetticismo come sano anticorpo. Da quel che dici di Mann mi pare che questo rischio esista, non ti pare? Ma anche di questo avremo modo di parlare. Intanto buon anno.

Altre teorie che integrano "the organized power networks" di M.Mann

Dalla mail di risposta alla mail precedente:
la tua obiezione sul pericolo di una teoria "totalizzante" o "totalitaria" alza ulteriormente la mia stima nei tuoi confronti. Questo pericolo è il più insidioso e reale, e credo che l'unico antidoto serio sia la propria onestà intellettuale, l'equilibrio o l'armonia psichica individuale, una rete di relazioni sociali estese e paritarie che fanno da feedback. Non so se Mann possieda tutto questo. Ma l'ironia (britannica) che trapela tra le righe mi fanno ben sperare. Mann risponde lui stesso a questa tua sacrosanta obiezione:

  • utilizza gli ideal-tipi di MW come unica metodologia teorica (su questa base nessuno potrebbe mai vantare pretese eccessive come lo Spirito Assoluto della Montagna-Hegel o il Materialismo Storico del Topolino-Marx)
  • ammette che l'enorme e diversificata congerie di fatti storici e preistorici da lui presa in considerazione sia un "mess", che tradurrei in "casino". Quindi onestà intellettuale e grande capacità, determinazione, flessibilità, nel "perlustrare" storia e preistoria. Come è comunque necessario fare. Come è necessario tuffarsi nel grande mare, a rischio di perdersi. Come quei navigatori oceanici che colonizzarono Polinesia e Micronesia con una audacia ed una tecnologia sconosciute.
  • ha scritto vol.I dal Paleolitico al 1760 (prima della Riv.Ind, Riv.Fr) nel 1986. Poi ha scritto il vol.II 1760-1914 (classes and nation states) nel 1996. Sta scrivendo il vol.III su Globalizzazione e quello che lui chiama "un tentativo di frame teorico" (dal tempo che impiega ad uscire mi sa che si è incasinato pure lui).

Da come ha lavorato mi sembra una persona sufficientemente onesta, di onestà intellettuale. Comunque, se dovesse mostrare la benchè minima aporia, incertezza, siamo pronti, io come studente, tu come prof, a metterla in evidenza. Anche come contributo al suo lavoro significativo e comunque ben fatto. Il mio obiettivo è solo quello di valorizzare l'enorme lavoro SCIENTIFICO svolto da storici, archeologi, etologi, antropologi, E "sociologi" come Mann che E' UN SOCIOLOGO (storico). Mai fidarsi comunque di una sola fonte. Quindi trovo geniale l'accostamento a Latour. Mann si "sposa" poi molto bene con Immanuel Wallerstein (e gli altri tre della banda dei quattro: Samir Amin, Gunder Frank, Giovanni Arrighi), che partono dal lato ECONOMIA del quadrilatero IEMP (perchè sono ahimè di origine marxista, ma anch'io lo ero, e chi non ha peccato scagli la prima pietra...). Mann è solo l'intelligente e paziente manipolatore della frattura preistoria-protostoria-storia-post_storia(globalizzazione). Wallerstein arriva al sistema mondo degli ultimi 500 anni, Gunder Frank arriva al sistema mondo degli ultimi 5000 anni, entrambi non arrivano al paleolitico come Mann. Per scoprire interamente le carte, ti dico gli altri filoni che ho utilizzato e su cui Mann è piovuto come rugiada benedetta. L'elenco è nell'ordine temporale in cui li ho vissuti:

  • Marija Gimbutas e Riane Eisler: Nascita di una cultura dominatore e del patriarcato tra i proto-indoeuropei (cultura kurgan) 4200 BC. Teoria confermata da Luca Cavalli Sforza (genetica e linguistica) e dalla mostra 2008 sulla cultura di Cucuteni-Trypillia e su tutti i ritrovamenti e studi archeologici recenti ad esempio in Sardegna (Megalitico, Nuragico). Filone collegato alla Teoria dei Sistemi, alla Teoria del Caos, alla Epistemologia della Complessità (Mauro Ceruti), alla scuola di Budapest di Erwin Laszlo.
  • la banda dei quattro (Wallerstein, Amin, Gunder Frank, Arrighi). Wallerstein è collegato alla teoria del Caos e della complessità, a partire da Ilya Prigogine.
  • praticamente tutta l'antropologia, per ultimi gli antropologi-biologi-sociologi alla Jared Diamond, Richard Dawkins, Robin Dunbar, Marhall Sahlins, etc.
  • per buon ultimo il principe anarchico Petr Alekseevic Kropotkin ("Il mutuo appoggio fattore dell'evoluzione") le cui intuizioni sono state confermate dalla biologia (epigenetica, etologia, endosimbiontica). Kropotkin (molto ammirato da Lenin per il suo libro sulla Grande Rivoluzione, la riv. francese, ammirazione per nulla corrisposta) ha fatto un eroico sforzo di unire scienza "naturale" e "scienze umane" documentato dal nostro G.P.Berti nella raccolta "Scienza e Anarchia". Naturalmente le proposte di architettura sociale di PK sono una tra le tante, ma la sua analisi dell'economia politica è di una modernità sconvolgente ("La conquista del pane").

Quello che mi sembra molto fertile è l'approccio SCIENTIFICO à la Comte, cioè l'approccio SPERIMENTALE, lo stesso abbozzato dagli epicurei (principio del piacere), poi da Guglielmo da Occam, Ruggero Bacone, Michele Scoto, e poi Francis Bacon e via via gli altri. La sperimentazione, cioè il dover provare, dimostrare collettivamente le proprie legittime ipotesi simboliche non è solo una forma "democratica" di costruzione culturale (della realtà), ma è la cooperazione o il mutuo appoggio come un fattore necessario (mai sufficiente) della EVOLUZIONE CULTURALE tipica dell'homo sapiens. Questo approccio è un approccio di zig-zag tra teoria ed esperimento. Come i fulmini questo zig-zag non ha una forma precisa. Ma si sa che dalle nuvole dei simboli si passa sempre al suolo terrestre. L'approccio anti-metafisico di Mann è bene esplicitato dalla sua "non-società". Un metodo classico di "spiegare" le cose (in modo NON atomistico) è di ricorrere ad una sostanza universale ed assoluta che ha in sè tutti gli attributi che si devono "spiegare". Può essere dio, gli dei, gli angeli che spingono i pianeti, lo "spirito assoluto" di Hegel, la "vita" che fa sviluppare l'embrione, oggi il "disegno intelligente" etc. Nessuno guarda ai virus, ai batteri, alle piante, agli animali, agli uomini, alle loro consociazioni in gruppi, aggregati, organismi, alle capacità autopoietiche della materia-energia-qualsiasi-cosa-sia, etc. Questa secondo me è la "metafisica". Per quanti difetti potessero avere i positivisti, i neo-positivisti o i post-positivisti, alla fine un via di uscita la si trova se si rimane ancorati a questo approccio, se non si è dentro la trappola metafisica (e filosofica e simbolica). Il pericolo è "generalizzare" oltre una soglia legittima. Con gli ideal-tipi il pericolo dovrebbe essere vissuto consapevolmente. La teoria dell'actor-network di Latour (che conosco poco ma che studierò bene) mi sembra pienamente in linea con tutto quello che mi sembra sensato. Soprattutto una ri-unificazione della nostra esperienza "postmoderna": relazioni sociali, culturali, tecnologia, artefatti, la natura che si fa sentire e riemerge poderosa dalla notte dei tempi. L'avere un approccio corretto non significa avere una teoria "perfetta", ma soltanto la possibilità di procedere ad "esperimenti" che possano migliorare la qualità della vita e soprattutto la durata incerta di questa "civilizzazione". Tra questi esperimenti non mi scandalizzerei di considerare degli "esperimenti sociali", che necessitano di teorie empiriche semplici e potenti. Scusa se mi sono "confessato", ma credo che la trasparenza sia necessaria e che un relatore di tesi finisca prima o poi ad avere un ruolo di confessione-assoluzione. Ok per Latour e "Reassembling the social: an introduction to Actor-network theory". Ho visto che ci sono un cinque o sei libri suoi tradotti in italiano. Mi va bene perchè io ho una formazione ibrida: ho studiato bene matematica e sono sempre stato appassionato di scienza. Allo stesso tempo sono sempre stato impegnato politicamente e socialmente. Ho vissuto il mio lavoro come informatico sempre con un occhio (forse non due) sociologico.

"Sources of social power", "Volume 3: Global empires and revolution, 1890-1945"

Mann è un sociologo che studia la storia. Quello che gli interessa sono le azioni reali degli individui organizzati in gruppi che cooperano tra loro, confliggono tra loro e tra il loro gruppo e gli altri gruppi, cooperano tra loro per combattere altri gruppi. E' una ricercatore assolutamente affidabile. Da come scrive, di grande umanità. E' stato fortemente attaccato in USA dove insegna (Università California Los Angeles) per aver attaccato la politica estera americana come anti-patriottico. E' inglese ma ha il doppio passaporto americano. In Italia non è stato ancora tradotto ma all'estero è clamorosamente famoso.Credo perchè in ogni pagina, con apparente deferenza, smantella Marx. Tenete conto che Marx seguiva una logica autoritaria ed eurocentrica (questo è utile a sapersi perchè tutto il discorso è sugli EUROPEI). Mann ridimensiona anche l'altro caposaldo della sociologia europea: Emile Durkheim (francese). Rivaluta e utilizza ma ridimensionandolo e portandolo con i piedi per terra, Max Weber (tedesco), l'unico vero grande sociologo. Insomma Mann è assolutamente affidabile ed ha fatto un lavoro pazzesco. Ha rivisto tutta la storia da prima della nascita degli stati al 2011, IN MODO COERENTE E INTEGRATO. Nessuno prima d'ora ha fatto un lavoro simile (Toynbee, pure inglese, aspirava a qualcosa di simile ma si ferma molto prima del 2011 e del crollo dell'URSS). Tutto quello che segue è importante perchè è solidamente documentato.

  • Mann (a pag.22) risponde alla domanda: Perchè gli europei sono così bravi nell'imperialismo? (l'imperialismo viene da lui definito scientificamente). Mann sta parlando degli imperi europei dal 1000 dC al 2000 dC (USA). Quindi si riferisce a questo nostro ultimo millennio. Mann dice a pag.23, (traduco): ""Gli europei erano di Marte"" (dio della guerra) "Europeans were from Mars". Prima dice: ""La causa prossima del successo europeo [NdR: successo imperiale che li ha portati ai primi del '900 a dominare l'intero pianeta] fu una superiore potenza militare, non un più alto livello di civiltà, o rivoluzioni scientifiche, o il capitalismo [NdR: modo innovativo di gestire l'economia e lo sfruttamento della natura].La loro abilità nella guerra era di lunga durata. Nel secondo millennio di questa era, gli europei erano più "warlike" [NdR: portati alla guerra e AMANTI della guerra] degli abitanti di tutti gli altri continenti"". Mann documenta statisticamente questa affermazioni dal 1494 al 1816.
  • Questa frase, che va vista all'interno di complesso discorso di analisi storica, ha fatto scattare in me una serie di collegamenti tra le varie tessere di un mosaico che elenco qui di seguito partendo dal presente verso il passato:
  • primi mille anni dell'era cristiana: dominio dell'impero ronamo. Sono documentato sulla storia dell'impero romano sul suo trasferimento a Costantinopoli e sulla storia dei mongoli della steppa che condividono con gli indoeuropei le caratteristiche "warlike" dall'epoca dei popoli "kurgan" (5000 aC). Storia ben documentata che conferma l'analisi di Mann dal 1000 al 2000 bC. Le battaglie più incerte e terribili sono TRA INDOEUROPEI (esempio Cesare e i Galli, oppure tra Romani e Persiani pure loro indoeuropei). Oppure tra i mongoli e gli slavi (indoeuropei)
  • primo millennio avanti Cristo: affermazione dei Romani (indoeuropei) a scapito degli Etruschi, non indoeuropei. Espansione della repubblica romana e sua affermazione imperiale verso l'inizio dell'era volgare. Storia ben documentata che conferma l'analisi di Mann dal 1000 al 2000 bC. Le battaglie più incerte e terribili sono TRA INDOEUROPEI (esempio Romani e Sanniti, o tra Greci e Persiani).
  • secondo millennio aC. Creta i Minoici i Greci prima gli Achei (1400 aC) poi i Dori (1000 aC). I Cretesi NON sono indoeuropei. Achei e Dori sì. Storia ben documentata, anche da Riane Eisler, che conferma l'analisi di Mann dal 1000 al 2000 bC.
  • quarto millennio aC. Nascita del primo stato a Uruk grazie ai Sumeri. I Sumeri non si sa da dove venissero. Di sicuro non erano semiti. L'ipotesi che rimane è che fossero indoeuropei. Lo nascita dello stato ha significato stratificazione sociale (ricchi e poveri, servi e padroni), una sola religione amministrata da funzionari pagati, l'uso della violenza letale per risolvere ogni questione legale e territoriale. Legge e ordine con pena di morte per i disubbidienti.
  • quinto millennio aC: i popoli Kurgan della steppa a cavallo tra Asia e Europa, con regime patriarcale, invadono nel 4200 aC i pacifici e coltissimi popoli dell'Antica Europa (Marija Gimbutas e Riane Eisler), che hanno invece un regime MATRIARCALE.

Gli indoeuropei, ad esempi i Dori, erano popolazioni estremamente rozze e patriarcali ma amanti della guerra e adoranti gli strumenti di guerra. L'innovazione dei Dori ad esempio è la spada di FERRO con la quale vincevano. Prima di loro gli Hittiti dominavano l'Anatolia e parte del Medio Oriente con il carro da guerra. Gli Hyksos, indoeuropei, riuscivano a stravolgere per un secolo il solidissimo regno faraonico in Egitto. E così via. E' straordinario che Mann abbia completato questo mosaico con l'ultimo tassello, questi ultimi mille anni, documentandoli in modo impressionante. Ci sono statistiche ufficiale dal 1496 al 1816. Oltre a tutta la storia recente. Le caratteristiche recenti della politiche espansioniste degli europei sono state: etnocidio, genocidio, pulizia etnica, costruzione del MAD (Mutual Assured Destruction) basato su bombe nucleari, morte, distruzione, schiavitù. Ragionevolmente ci si possono porre delle domande. Una costante importante che riguarda gli indoeuropei, oltre al loro essere "warlike" (caratteristica principale, manifestata nel corso di migliaia di anni), è la loro capacità di assorbire e utilizzare la cultura dei popoli conquistati con la violenza. Esempio: Kurgan-Antica Europa (4000aC e 3000 aC), Achei-Minoici (1450 aC), Romani-Etruschi (500 aC), Europei-Arabi (medioevo), Inglesi-Indiani (1700). Questo gli ha permesso di rafforzare la loro potenza militare e quindi la loro potenza imperiale di conquista. L'ultimo e unico impero rimasto, gli USA, è particolare perchè non ha colonie ma comanda in modo indiretto attraverso "proxie" (intermediari) o attraverso l'imperialismo economico basato su una minaccia militare diretta resa credibilie da un centinaio di basi (125) sparse nei punti strategici del globo.

I Protoindoeurope o popolo kurgan - loro diffusione

Video (7 min) sul Potere

Parla di sei "Fonti del Potere" (Power Sources) anzichè delle 4 del modello IEMP. Ma è facile riadattarle tra loro. Il Potere come dice M.Mann può essere distributivo (io acquisisco potere se tu lo perdi) oppure collettivo (io e te acquisiamo potere se collaboriamo volontariamente). Altri parlano di potere inclusivo e di potere esclusivo.