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"Le sfide del femminismo"

Commento N. 446, 1 Aprile 2017

I movimenti femministi e quelli per i diritti delle donne traggono la loro forza e le loro argomentazioni ideologiche da una semplice osservazione. In tutto il mondo e per tutto un tempo storico molto lungo, le donne sono state oppresse in più modi. Vi è ora una enorme letteratura che presenta una grande gamma di punti di vista sia su ciò che spiega questo sia su ciò che dovrebbe essere fatto.

Vorrei semplicemente esplorare qui quali sono i principali problemi tattici irrisolti che il femminismo come movimento e il femminismo come ideologia pone per tutti noi nella lotta globale che è l'elemento centrale della crisi strutturale del sistema-mondo moderno.

Dato che siamo tutti situati in un vortice di situazioni in continuo movimento che chiamiamo caos, ci sono due diversi orizzonti temporali circa le alleanze su cui dobbiamo prendere decisioni.

Nel breve periodo (fino a tre anni), è imperativo che ci difendiamo contro i tentativi di peggiorare la situazione immediata. Ad esempio, ci sono continui attacchi sui diritti delle donne a controllare il proprio corpo o per rovesciare le conquiste delle donne nell'accesso alle professioni che a loro una volta erano chiuse.

La lotta contro questi attacchi alle conquiste acquisite non causerà la fine del patriarcato nè terminerà le disuguaglianze. Ma è molto importante fare tutto quello che possiamo nel breve periodo per ridurre al minimo il dolore. In questa lotta di breve periodo, tutto le alleanze che possiamo costruire costituiscono un plus che non possiamo disprezzare.

Queste alleanze a breve termine tuttavia non rendono più probabile vincere la lotta a medio termine per sostituire un sistema capitalista, ormai condannato, con uno che sia relativamente democratico e relativamente egualitario. E qui bisogna stare molto attenti che stiamo costruendo alleanze sulla base di obiettivi comuni. Per fare questo abbiamo bisogno di discutere ulteriormente quelli che dovrebbero essere i nostri obiettivi e che cosa possiamo fare ora per muoverci nella direzione di inclinare a nostro favore l'equilibrio tra noi e coloro che desiderano sostituire il capitalismo con un sistema che sia almeno altrettanto cattivo, se non peggiore, per tutti noi, naturalmente con tutte le donne comprese.

Le femministe e i gruppi per i diritti delle donne sono stati divise da una serie di importanti domande: qual è il rapporto a lungo termine tra gli obiettivi femministi e quelli dei movimenti basati sulla razza, la classe, la sessualità, e/o le"minoranze" sociali? Quale dovrebbe essere il ruolo degli uomini, se del caso, nella lotta per raggiungere la completa parità di genere? Come possiamo raggiungere una trasformazione della subordinazione storica delle donne in tutte le grandi tradizioni religiose del mondo?

Come rispondere a queste domande dipende in gran parte dalle nostre epistemologie. Siamo forse oltre il punto in cui la nostra epistemologia guida è una logica binaria di universalismi contro particolarismi. Tuttavia, limitarsi ad approvare i diritti di tutti i gruppi di perseguire i propri particolarismi non risponde alla domanda.

Il prodotto finale di una visione totalmente particolaristica della vita sociale può essere solo una disgregazione totale della vita sociale. Abbiamo bisogno di pensare a come possiamo combinare in modo significativo la pratica dei valori particolaristici con un movimento globale che sia politicamente a sinistra. Se non riusciamo a farlo, cadremo vittime della cattura delle nostre forze da parte di coloro che dicono, nelle parole di Tomasi di Lampedusa, "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".

Abbiamo venti a quaranta anni per affinare una pratica che potrebbe risolvere questo dilemma. Questa è la grande sfida che il femminismo e i movimenti per i diritti delle donne pongono a tutti noi. L'oppressione delle donne è forse la realtà sociale di più lunga durata che si conosca. Perciò essa fornisce la base più solida per una riflessione intelligente, una scelta morale ed una saggezza politica.

Immanuel Wallerstein

Commentary No. 446, April 1, 2017 - "The Challenges of Feminism"

Feminist and women's rights movements draw their strength and their ideological arguments from one simple observation. Throughout the world and throughout very long historical time, women have been oppressed in multiple ways. There is now an enormous literature presenting a very large gamut of views both about what explains this and what ought to be done about it.

I would simply like to explore here what are the major unresolved tactical issues that feminism as movement and feminism as ideology pose for all of us in the global struggle that is the central feature of the structural crisis of the modern world-system.

Given that we are all located in a whirlwind of constantly shifting situations that we call chaos, there are two different time horizons about which we must make decisions about alliances.

In the short run (up to three years), it is imperative that we defend ourselves against attempts to worsen the immediate situation. For example, there are constant attacks on the rights of women to control their own bodies or to reverse gains in the access of women to occupations that were once closed to them.

Fighting against these attacks on acquired gains will not end patriarchy or end inequalities. But it is very important to do what we can in the short run to minimize the pain. In this short-run struggle, whatever alliances we can build constitute a plus that we cannot disdain.

These short-term alliances however do not make it more likely to win the middle-run struggle to replace a doomed capitalist system with one that is relatively democratic and relatively egalitarian. And here we must be very careful that we are building alliances based on common objectives. To do that we need to discuss further what should be our objectives and what we can do now to move in the direction of tilting the balance between us and those who wish to replace capitalism with a system that is at least as bad, if not worse, for all of us, of course including all women.

Feminists and women's rights groups have been divided on a number of major questions: What is the long-term relation of feminist goals and movements based on race, class, sexuality, and/or social "minorities"? What should be the role of men, if any, in the struggle to achieve complete gender equality? How can we achieve a transformation of historic subordination of women in all the major religious traditions of the world?

How we answer these questions depends in large part on our epistemologies. We are perhaps past the point when our guiding epistemology is a binary one of universalisms versus particularisms. However, merely endorsing the rights of all groups to pursue their own particularisms does not answer the question.

The end product of a totally particularist vision of social life can only be a total disintegration of social life. We need to think through how we can meaningfully combine the practice of particularist values with a global movement that is politically on the left. If we fail to do this, we shall fall prey to the capture of our forces by those who would, in di Lampedusa's words, "change everything in order that nothing change."

We have twenty to forty years to hone a practice that would resolve this dilemma. That is the great challenge of feminism and women's rights movements to all of us. The oppression of women is probably the longest-lasting social reality we have known. It therefore provides the soundest basis for intelligent reflection, moral choice, and political wisdom.

by Immanuel Wallerstein

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