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Francesca Rosati Freeman - La cultura matrilocale e matrifocale dei Mosuo nello Yunnan in Cina

In Cina è viva e attiva una comunità di 50.000 persone che adottano un tipo di famiglia profondamente diverso dal quello patriarcale occidentale. E' stato descritto e studiato da

che ha pubblicato un bel libro in merito. La descrizione dei Mosuo si trova anche su:

Angela

Gentile prof.ssa Rosati,Mi chiamo Angela Giuffrida, sono una siciliana "emigrata" in Veneto per lavoro e la disciplina di cui mi occupo è la filosofia. Sono venuta a conoscenza del suo saggio sulle comunità Moso e l'ho subito acquistato. Ho pensato allora di scriverle perché anch'io sono interessata alla costruzione di organizzazioni sociali in cui sia bandita la violenza e credo, perciò, che le donne Moso mostrino la capacità femminile di dar vita concreta a ciò che appare ai più un'irrealizzabile utopia. Ho elaborato una teoria, esposta in un saggio intitolato "Il corpo pensa - Umanità o femminità?", pubblicato nel 2002 da Prospettiva Edizioni, che propone un sistema concettuale atto a comporre in unità tutto il reale, a partire dall'inscindibilità di corpo e mente. Si tratta di un nuovo paradigma conoscitivo che assimila la conoscenza all'intero organismo, facendo del corpo il vero soggetto pensante, capace di dare, attraverso la sua forma e la sua esperienza, forma al pensiero. Poiché la mente è un processo del corpo vivente, sono le donne che hanno sviluppato, grazie alle loro straordinarie esperienze, una forma mentis contenitiva, capace di "sopportare" la complessità e la ricchezza del reale, propensa a costruire, connettere, combinare, quindi ad operare scelte favorevoli alla vita e alla crescita. Isolare un dato, separarlo dal contesto, opporlo agli altri dati, costituisce invece la modalità tipica con cui l'uomo si rapporta al mondo, tant'è che non solo impronta le relazioni alla conflittualità e lacera tutto il reale in parti contrapposte, ma riproduce la dicotomia persino nella percezione di sé: l'anima confligge con il corpo, la logica con l'affettività e così via. L'universale debacle dell'apparato concettuale maschile, rivelatosi inadeguato ad interpretare e gestire il mondo, rende necessario e urgente un cambiamento di prospettiva che solo le donne possono assicurare. Ma perché il loro approccio cognitivo al reale possa contrastare il sistema di pensiero dominante deve essere consapevolmente assunto e operare alla luce del sole.Le tesi che sostengo, risultato di lunghi e faticosi studi filosofici, sono veramente rivoluzionarie perché, se utilizzate, potrebbero modificare radicalmente l'esistente. Purtroppo, essendo portatrice di un punto di vista sul mondo totalmente altro, la teoria del corpo pensante risulta di primo acchito difficile da accettare, nonostante riceva clamorose conferme da ricerche condotte in tutto il mondo da autorevoli scienziati. A me pare che il suo bel saggio sia un'ulteriore conferma; nelle comunità Moso, infatti, l'ampiezza dello sguardo femminile si materializza letteralmente assicurando il diritto di cittadinanza a tutte e a tutti.Se le mie riflessioni la interessano le invierò volentieri una copia del suddetto saggio ormai esaurito, per il quale devo trovare al più presto una casa editrice disposta a ristampare. La sua divulgazione potrebbe, infatti, innescare l'auspicato cambiamento di prospettiva che tarda a manifestarsi. Intanto la saluto cordialmente. - Angela Giuffrida - 04-02-2012

Francesca

Grazie, Angela, di avermi fatto partecipe del suo lavoro che trovo davvero molto interessante. Sinceramente non immaginavo che esistessero delle teorie che trovano conferma e applicazione nella società di cui mi occupo ormai dal 2004. Oltre a lei in quanto filosofa, psichiatri e psicologi sono interessati al mio lavoro avanzando però un altro punto di vista, cioè, detto in parole povere, riescono a guarire delle persone applicando i valori delle società matriarcali. Ciò però è possibile in delle comunità fuori dalla nostra organizzazione familiare e sociale. La ringrazio di cuore per l'offerta del suo libro che leggerò con grande interesse. Ero a Mirano il 13 gennaio scorso dopo aver fatto una presentazione del mio libro a Venezia, peccato che non ci siamo sentite prima, il nostro incontro sarebbe stato bello e interessante per entrambe. Cordiali saluti - Francesca

Annachiara dicembre 2011

Annachiara

Ho iniziato il tuo "La razionalità femminile unico antidoto alla guerra" e lo trovo estremamente interessante, da diffondere. Teorizza quello che ciascuna donna sente istintivamente, a conferma che la conoscenza è biologica prima di tutto ed emerge e si lega all'inconscio, conoscenza istintiva che spesso provoca un senso di inadeguatezza verso una realtà vissuta come non conforme. Mi ha suscitato però un dubbio che è sorto dalle prime pagine del libro: come collocare quegli uomini che non corrispondono, almeno per la loro parte preponderante, alla mentalità maschile? potrei riferirmi a R. o ad E. che conosciamo, ma anche a personalità letterarie come Zanzotto ("ogni sfregio al paesaggio, ogni cementificazione è un lutto per noi...") o anche a quel "personaggio" di Mauro Corona (il volo della martora, le voci del bosco, la fine del mondo storto,...) che testimoniano con la vita l'unità con la Natura? Forse le risposte mi verranno, forse le troverò nel libro stesso. Vorrei avere anche la tua versione. Grazie e a presto.

Angela

Cara Annachiara, la tua domanda mi viene posta di continuo, anche se in forme diverse. In realtà la mia teoria, considerando il corpo biologico il vero soggetto del pensiero, ha in sé la risposta. Ogni vivente è unico quindi, in qualche misura, diverso da tutti gli altri, anche da chi appartiene alla sua specie e al suo sesso. Pure gli uomini – come d’altronde le donne - sono tra loro differenti, ma condividono la stessa impostazione mentale, dovuta all’esperienza riproduttiva, in assoluto la più importante per gli organismi. Vivere fuori dal proprio corpo proiettandosi all’esterno, cogliere dati singoli separati dal contesto e tra loro opposti, costituiscono le modalità tipiche del rapporto maschile col mondo. All’interno del sistema di pensiero che ne scaturisce è tuttavia possibile un allentamento dei meccanismi generali prodotto dagli individui più dotati, capaci di cogliere gli aspetti di rigidità e parzialità, quindi di inadeguatezza del sistema stesso. Ma ciò non basta; per visualizzare un reale complesso e in continuo divenire, come ad esempio un organismo, occorre fare esperienze in grado di allargare l’orizzonte della propria mente tanto da contenere se stessi prima ancora degli altri. So per certo che gli uomini potranno mettersi finalmente in cammino solo in comunità gestite dalle madri; d’altronde, se la natura ha dato alle femmine l’esclusiva della maternità, non ha negato ai maschi la possibilità di partecipare alle cure parentali, determinanti nello sviluppo di quelle qualità, come empatia e responsabilità, che hanno permesso alle donne di guidare il processo di civilizzazione della specie. Hanno potuto farlo non perché possiedono la perfezione - cosa peraltro impossibile visto che, essendo viventi, sono affette da contraddizioni e debolezze - ma perché accomunate, pur nella diversità, da un medesimo punto di vista, inclusivo e connettivo, sul mondo, come sopradetto. In questo momento storico gli uomini più intelligenti e sensibili dovrebbero, secondo me, persuadersi e persuadere gli altri della necessità di fare un passo indietro e consentire alle donne di ritrovare, insieme alla fiducia in se stesse minata da millenni di patriarcato, la determinazione per ricostruire quella visione organica del mondo adatta ad integrare sé, l’altro, la natura nella propria mente e per affermare i valori femminili, basati sul potere di generare e sostenere la vita, non sul potere di infliggere sofferenze e dare la morte. Se le donne rioccuperanno il fuoco delle comunità rimetteranno al centro la persona, ogni singola persona, cosicché tutte e tutti, da esseri in divenire e soggetti del cambiamento evolutivo quali siamo, potremo sviluppare le infinite possibilità della nostra mente a favore della vita.

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