CasaCampidanese: differenze tra le versioni

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====La Casa Campidanese====
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"La Casa Campidanese" è un progetto di Cohousing intergenerazionale nato a partire da esperienze del 2012 sull'invecchiamento attivo promosso dalla UE. L'obiettivo è utilizzare gli anziani come risorse attive a favore dei giovani e di sè stessi rivedendo i modelli dell'abitare nelle metropoli, nelle periferie, in campagna, o in villaggi turistici. Ognuno di questi ambienti consente varie modifiche allo stile di vita che possono consentire una vita più sana e attiva oltre l'età pensionabile. Nello stile di vita hanno un ruolo fondamentale le attività motorie, ma rivolte ad un fine pratico o culturale, l'esercizio fisico, che non sia una interazione con le macchine, una dieta scientificamente provata e contestuale alle tradizioni locali, le attività culturali, cognitive, artistiche tipiche della nostra specie, le relazioni sociali tipicamente intergenerazionali, spezzate oggi dal rapido evolversi della situazione storica che ha visto il passaggio da un'economia agricola, ad una industriale, ad una post-industriale finanziaria dai contorni indefiniti. Per disporre di questi pre-requisiti il progetto "La Casa Campidanese" si basa su alcune tessere di un complesso mosaico che sono:
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*[[CasaCampidaneseCO|il Cohousing]],
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*[[CasaCampidaneseLongevità|studi sulla longevità]],
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*[[CasaCampidaneseN|la nutraceutica sperimentata in Sardegna]],
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*[[CasaCampidaneseSM|test di scienze motorie socializzanti]],
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*[[Pagina_principale#Parchi_Agrari_Metropolitani_e_Agricoltura_Urbana|Proposte di parchi urbani o di città come parchi urbani esse stesse]],
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*[http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=OrtiSociali orti condivisi],
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*[http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=Orto03 agricoltura multifunzionale],
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*[http://www.ortosociale.org/wiki2/index.php?title=Migrazione il ritorno degli emigrati sardi o italiani],
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*[[CasaCampidaneseFA|rivisitazione del modello storico di famiglia a partire dall'esistente]],
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*[[CasaCampidaneseSS|sociologia dello sviluppo di città, periferie, campagne, villaggi turistici]],
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*proposte cultural-popolari diffuse e auto-organizzate basate su web e feste popolari.
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Tutto questo è possibile e strettamente necessario per l'emergenza del problema anziani e del problema dell'occupazione giovanile.
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====Il primo Focus Group====
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Questa la sintesi di uno dei primi Focus Group relativi al
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*[http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=Sard01 Progetto Argiolas sulla Terza Età]:
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====La governance del progetto====
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Lo spirito del progetto è "ottenere di più con meno" (More with Less). Si tratta di ragionare e progettare con una logica biologica (dal basso all'alto) anzichè burocratica (dall'alto al basso). Anzichè investire a pioggia e investire su costose infrastrutture in previsione di una diffusione generalizzata del modello, si può procedere così: costruire uno o pochi prototipi, inseriti in contesti favorevoli e quindi poco costosi, testarli in corso d'opera implementandoli (try and learn), diffondere il DNA così costruito in contesti favorevoli dove possa essere ereditato, trascritto, modificato, realizzato per nuove linee di sviluppo. In questa strategia ogni prototipo deve avere sin dall'inizio i mezzi per camminare sulle proprie gambe. E' la stessa strategia utilizzata dal sistema operativo Linux e dal FOSS (Free Open Source Software), basata su un un risparmio rigoroso nell'input, nell'output, nel processo di elaborazione (efficacia/efficienza). Gli sviluppi locali, dotati delle strutture necessarie, in caso di successo si possono espandere a macchia d'olio nelle direzioni che raccolgono l'esempio. Questa strategia è possibile (come nel caso Linux) solo con un forte coinvolgimento di chi vi partecipa. Il mezzo individuato per realizzare una partecipazione costante e attiva al progetto da parte di tutti gli attori che ne fanno parte è l'utilizzo di processi decisionali basati su Focus Group. I Focus Group utilizzati da alcuni sociologi di Padova per la gestione dell'integrazione degli immigrati, sono in realtà anche il fin troppo efficace strumento della pubblicità. L'obiettivo è riattivare tutte le risorse non utilizzate come gli anziani, i territori in corso di spopolamento ricchi di aria, acqua, terra pulite, ricchi di paesaggio, storia, cultura, rigenerare infine i quartieri urbani e metropolitani. La presenza di molte tessere fondamentali ci ha consigliato di testare il progetto in Sardegna<ref>Perchè la Sardegna? Perchè la Sardegna ha conosciuto il fallimento dei vari modelli di sviluppo: inserimento locale di industrie manifatturiere e di servizi che si sono dileguate, turismo balneare che ha modificato pesantemente l'assetto ecologico delle coste, servitù militari, sviluppo di conurbazioni che hanno spopolato l'interno, ricerca scientifica senza legami col territorio. Questi problemi sono tipici anche delle Regioni più "ricche", come Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. Ma in Sardegna questi problemi sono stati aggravati pesantemente da decenni, se non secoli, di sfruttamento di tipo "coloniale". La Sardegna ha resistito grazie alla sua sociologia robusta, tradizionale, resiliente, basata sulla famiglia, su una famiglia estesa in cui il ruolo femminile è importante. E cerca di ripartire dalle sue proprie risorse di '''<font color="green">Natura</font>''' e '''<font color="purple">Cultura</font>'''. Da "L'Unione Sarda" del 23.07.2016 pag.18: "''I settori su cui la Regione punta sono noti: turismo naturale e culturale (<<non ci interessa un modello Baleari>>, dice Paci), agroindustria, ovvero <<valorizzazione e scoperta dei territori; manifattura e ICT, settore che oggi annovera ben 2.634 imprese in Sardegna''". Paci è l'assessore al Bilancio della Giunta regionale sarda, ICT sta per Information e Communication Technology, l'informatica hardware e software. Andando nel particolare, due sono i punti del "modello sardo" che vanno attentamente rivalutati. Mentre in Italia il 76% delle badanti e delle colf sono straniere, in Sardegna la percentuale è ribaltata: il 79% sono italiane (92% donne) ed in gran parte parenti degli assistiti. Questo è stato reso possibile dalla [http://www.regione.sardegna.it/j/v/48?s=1&v=9&c=64&c1=2770&idscheda=288065 legge regionale 162/98] che finanzia l'assistenza ai disabili. Questo da un punto di vista strettamente sociologico ha rinforzato le relazioni familiari o "familistiche di cura" ridando alle donne un ruolo economico culturale centrale. Da "L'Unione Sarda" del 26.07.2016 pag.12: "''Le donne sarde accettano di fare le colf o di assistere gli anziani perchè non ci possiamo permettere di evitare certi lavori''". '''<font color="purple">Questo processo innesca dei rapporti "culturali" intergenerazionali</font>'''. Altro aspetto importantissimo è quello sottolineato da Michele Carrus, segretario regionale Cgil della Sardegna: "L'Istat ha da poco messo in evidenza il ritorno degli italiani al lavoro domestico ed al bracciantato agricolo. La manodopera italiana è ritornata nelle campagne: fino a poco tempo fa questi erano impieghi considerati appannaggio esclusivo degli stranieri". Quindi i due aspetti sono una risposta resiliente alla crisi, che si appoggia su un antico modello di "sviluppo" reinterpretato e modificato. Il ritorno all'agroalimentare non è un astratto ritorno al "territorio", ma l'unico modo razionale di prendersi cura dello stesso con l'agricoltura, con il mantenimento idrogeologico e forestale, con poduzione e trasformazione del cibo. <font color="green>'''Questo processo innesca dei rapporti "naturali" intergenerazionali'''</font>. Il primo aspetto (cura degli anziani e "cura" in generale) è indirizzato dal Progetto Argiolas. Il secondo aspetto, sviluppo agroalimentare e territorio, è sviluppato dal progetto Agricoltura Multifunzionale. Entrambi sono unificati nel Progetto Casa Campidanese. Le tecnologie necessarie, tra cui lo ICT, la Longevità, lo sviluppo sostenibile dell'agroalimentare, sono tutte pronte, disponibili, testate. Si tratta solo di utilizzarle tramite una riattivazione sociale del tessuto comunitario sardo. Ben sapendo che la ''tecnologia'' è essa stessa una ''costruzione sociale''.
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</ref> come "Casa Campidanese"<ref>Le case risalenti al secolo scorso si presentano esternamente con un portale d'ingresso ad arco adornato con fregi artistici oppure con le iniziali del padrone di casa. All'interno compaiono la stalla, la cantina, il portico e il cortile, dove si trovano piante di agrumi e l'immancabile pozzo. L'edificio principale costruito su due piani è realizzato con una struttura portante in mattoni di fango e pilastri in mattoni laterizi pieni. L'elemento archittettonico caratteristico è il loggiato, meglio noto come "sa lolla", destinato ad aprire la via a tutte le stanze interne della casa. La copertura di quest'ultimo ambiente è realizzata con orditura lignea costituita da travi originali ed incanniciato, le cui canne sono legate singolarmente con spago vegetale a "sa canna maista" che corre nell' interasse de "is crabiolas". Nelle abitazioni dei più agiati era presente anche "sa mola", la macina per il grano.</ref>.
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Un modello di governance studiato per l'ambito metropolitano di Milano ma valido in generale per la sua strutura bottom/up (dal basso all'alto):
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*[[CasaCampidaneseG|Esempio di Governance a Milano]]
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Qui la mappa ragionata dei vari progetti cui La Casa Campidanese si collega:
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*[http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=CasaCampidanese#I_progetti_collegati_alla_Casa_Campidanese Storia e Struttura del Progetto]
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Il progetto Casa Campidanese mira ad implementare le emergenze positive rilevate nell'analisi di B.Meloni avviando dei processi autopropulsivi basati su prototipi efficaci e significativi. Gli stakeholder del progetto sono i residenti nei comuni delle Aree Interne, i turisti semi occasionali con la tendenza a "restare", gli ex emigrati dalla Sardegna, gli anziani ed i giovani interessati a progetti intergenerazionali di agricoltura multifunzionale (progetti che prevedono pluriattività non agricole come il telelavoro, il lavoro culturale, i servizi alle comunità locali in sviluppo). Ma gli stakeholder possono essere anche i cittadini delle aree metropolitane che si possono rigenerare con l'attivazione di Parchi Agrari Metropolitani, nonchè i residenti o i vacanzieri delle variegate situazioni delle aree costiere che potrebbero contare su un entroterra e su aree metropolitane capaci di forti attrazioni multifunzionali. A tutti questi si aggiungono gli attori istituzionali quali Comuni, Aree Metropolitane, Regione Sardegna, imprenditori agroalimentari e turistici, istituzioni di ricerca. Il metodo di coordinamento già testato è quello della ricerca-azione sociologica basata sulla elicitazione degli stakeholders tramite Focus Group e interviste strutturate o semi-strutturate. Questo permette la costruzione di [[CoP|Comunità di Pratica]] basate sull'obbiettivo condiviso di comunità intergenerazionali nuove o rinnovate. &Egrave; in fase di definizione uno staff operativo professionale per la costruzione degli eventi necessari alla implementazione del progetto.
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[https://it.wikipedia.org/wiki/Aree_naturali_protette_della_Sardegna Le aree naturali protette della Sardegna]<ref> [http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v=9&c=72&s=1&file=1989031 Regione Autonoma della Sardegna Norme per l'istituzione e la gestione dei Parchi]</ref> comprendono tre Parchi Nazionali e diversi Parchi Regionali, riserve naturali ed oasi minori distanti dagli agglomerati urbani. Ma anche città e paesi mettono a disposizione parchi urbani<ref>[http://www.comune.cagliari.it/portale/it/verde_pubblico.page Parchi, Giardini, Aree Naturalistiche del Comune di Cagliari]</ref>o provinciali come Monte Claro a Cagliari<ref>[http://www.comunecagliarinews.it/reportage.php?pagina=67&sottopagina=264 Parco di Monte Claro a Cagliari]</ref>. Come complemento o alternativa ad essi, la Casa Campidanese rimane il simbolo della tradizione e del vissuto per i nostri anziani.
 
[https://it.wikipedia.org/wiki/Aree_naturali_protette_della_Sardegna Le aree naturali protette della Sardegna]<ref> [http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v=9&c=72&s=1&file=1989031 Regione Autonoma della Sardegna Norme per l'istituzione e la gestione dei Parchi]</ref> comprendono tre Parchi Nazionali e diversi Parchi Regionali, riserve naturali ed oasi minori distanti dagli agglomerati urbani. Ma anche città e paesi mettono a disposizione parchi urbani<ref>[http://www.comune.cagliari.it/portale/it/verde_pubblico.page Parchi, Giardini, Aree Naturalistiche del Comune di Cagliari]</ref>o provinciali come Monte Claro a Cagliari<ref>[http://www.comunecagliarinews.it/reportage.php?pagina=67&sottopagina=264 Parco di Monte Claro a Cagliari]</ref>. Come complemento o alternativa ad essi, la Casa Campidanese rimane il simbolo della tradizione e del vissuto per i nostri anziani.
 
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Versione delle 16:05, 3 nov 2016

La Casa Campidanese

"La Casa Campidanese" è un progetto di Cohousing intergenerazionale nato a partire da esperienze del 2012 sull'invecchiamento attivo promosso dalla UE. L'obiettivo è utilizzare gli anziani come risorse attive a favore dei giovani e di sè stessi rivedendo i modelli dell'abitare nelle metropoli, nelle periferie, in campagna, o in villaggi turistici. Ognuno di questi ambienti consente varie modifiche allo stile di vita che possono consentire una vita più sana e attiva oltre l'età pensionabile. Nello stile di vita hanno un ruolo fondamentale le attività motorie, ma rivolte ad un fine pratico o culturale, l'esercizio fisico, che non sia una interazione con le macchine, una dieta scientificamente provata e contestuale alle tradizioni locali, le attività culturali, cognitive, artistiche tipiche della nostra specie, le relazioni sociali tipicamente intergenerazionali, spezzate oggi dal rapido evolversi della situazione storica che ha visto il passaggio da un'economia agricola, ad una industriale, ad una post-industriale finanziaria dai contorni indefiniti. Per disporre di questi pre-requisiti il progetto "La Casa Campidanese" si basa su alcune tessere di un complesso mosaico che sono:

Tutto questo è possibile e strettamente necessario per l'emergenza del problema anziani e del problema dell'occupazione giovanile.

Il primo Focus Group

Questa la sintesi di uno dei primi Focus Group relativi al



La governance del progetto

Lo spirito del progetto è "ottenere di più con meno" (More with Less). Si tratta di ragionare e progettare con una logica biologica (dal basso all'alto) anzichè burocratica (dall'alto al basso). Anzichè investire a pioggia e investire su costose infrastrutture in previsione di una diffusione generalizzata del modello, si può procedere così: costruire uno o pochi prototipi, inseriti in contesti favorevoli e quindi poco costosi, testarli in corso d'opera implementandoli (try and learn), diffondere il DNA così costruito in contesti favorevoli dove possa essere ereditato, trascritto, modificato, realizzato per nuove linee di sviluppo. In questa strategia ogni prototipo deve avere sin dall'inizio i mezzi per camminare sulle proprie gambe. E' la stessa strategia utilizzata dal sistema operativo Linux e dal FOSS (Free Open Source Software), basata su un un risparmio rigoroso nell'input, nell'output, nel processo di elaborazione (efficacia/efficienza). Gli sviluppi locali, dotati delle strutture necessarie, in caso di successo si possono espandere a macchia d'olio nelle direzioni che raccolgono l'esempio. Questa strategia è possibile (come nel caso Linux) solo con un forte coinvolgimento di chi vi partecipa. Il mezzo individuato per realizzare una partecipazione costante e attiva al progetto da parte di tutti gli attori che ne fanno parte è l'utilizzo di processi decisionali basati su Focus Group. I Focus Group utilizzati da alcuni sociologi di Padova per la gestione dell'integrazione degli immigrati, sono in realtà anche il fin troppo efficace strumento della pubblicità. L'obiettivo è riattivare tutte le risorse non utilizzate come gli anziani, i territori in corso di spopolamento ricchi di aria, acqua, terra pulite, ricchi di paesaggio, storia, cultura, rigenerare infine i quartieri urbani e metropolitani. La presenza di molte tessere fondamentali ci ha consigliato di testare il progetto in Sardegna[1] come "Casa Campidanese"[2]. Un modello di governance studiato per l'ambito metropolitano di Milano ma valido in generale per la sua strutura bottom/up (dal basso all'alto):

Qui la mappa ragionata dei vari progetti cui La Casa Campidanese si collega:

Il progetto Casa Campidanese mira ad implementare le emergenze positive rilevate nell'analisi di B.Meloni avviando dei processi autopropulsivi basati su prototipi efficaci e significativi. Gli stakeholder del progetto sono i residenti nei comuni delle Aree Interne, i turisti semi occasionali con la tendenza a "restare", gli ex emigrati dalla Sardegna, gli anziani ed i giovani interessati a progetti intergenerazionali di agricoltura multifunzionale (progetti che prevedono pluriattività non agricole come il telelavoro, il lavoro culturale, i servizi alle comunità locali in sviluppo). Ma gli stakeholder possono essere anche i cittadini delle aree metropolitane che si possono rigenerare con l'attivazione di Parchi Agrari Metropolitani, nonchè i residenti o i vacanzieri delle variegate situazioni delle aree costiere che potrebbero contare su un entroterra e su aree metropolitane capaci di forti attrazioni multifunzionali. A tutti questi si aggiungono gli attori istituzionali quali Comuni, Aree Metropolitane, Regione Sardegna, imprenditori agroalimentari e turistici, istituzioni di ricerca. Il metodo di coordinamento già testato è quello della ricerca-azione sociologica basata sulla elicitazione degli stakeholders tramite Focus Group e interviste strutturate o semi-strutturate. Questo permette la costruzione di Comunità di Pratica basate sull'obbiettivo condiviso di comunità intergenerazionali nuove o rinnovate. È in fase di definizione uno staff operativo professionale per la costruzione degli eventi necessari alla implementazione del progetto.

Note

  1. Perchè la Sardegna? Perchè la Sardegna ha conosciuto il fallimento dei vari modelli di sviluppo: inserimento locale di industrie manifatturiere e di servizi che si sono dileguate, turismo balneare che ha modificato pesantemente l'assetto ecologico delle coste, servitù militari, sviluppo di conurbazioni che hanno spopolato l'interno, ricerca scientifica senza legami col territorio. Questi problemi sono tipici anche delle Regioni più "ricche", come Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. Ma in Sardegna questi problemi sono stati aggravati pesantemente da decenni, se non secoli, di sfruttamento di tipo "coloniale". La Sardegna ha resistito grazie alla sua sociologia robusta, tradizionale, resiliente, basata sulla famiglia, su una famiglia estesa in cui il ruolo femminile è importante. E cerca di ripartire dalle sue proprie risorse di Natura e Cultura. Da "L'Unione Sarda" del 23.07.2016 pag.18: "I settori su cui la Regione punta sono noti: turismo naturale e culturale (<<non ci interessa un modello Baleari>>, dice Paci), agroindustria, ovvero <<valorizzazione e scoperta dei territori; manifattura e ICT, settore che oggi annovera ben 2.634 imprese in Sardegna". Paci è l'assessore al Bilancio della Giunta regionale sarda, ICT sta per Information e Communication Technology, l'informatica hardware e software. Andando nel particolare, due sono i punti del "modello sardo" che vanno attentamente rivalutati. Mentre in Italia il 76% delle badanti e delle colf sono straniere, in Sardegna la percentuale è ribaltata: il 79% sono italiane (92% donne) ed in gran parte parenti degli assistiti. Questo è stato reso possibile dalla legge regionale 162/98 che finanzia l'assistenza ai disabili. Questo da un punto di vista strettamente sociologico ha rinforzato le relazioni familiari o "familistiche di cura" ridando alle donne un ruolo economico culturale centrale. Da "L'Unione Sarda" del 26.07.2016 pag.12: "Le donne sarde accettano di fare le colf o di assistere gli anziani perchè non ci possiamo permettere di evitare certi lavori". Questo processo innesca dei rapporti "culturali" intergenerazionali. Altro aspetto importantissimo è quello sottolineato da Michele Carrus, segretario regionale Cgil della Sardegna: "L'Istat ha da poco messo in evidenza il ritorno degli italiani al lavoro domestico ed al bracciantato agricolo. La manodopera italiana è ritornata nelle campagne: fino a poco tempo fa questi erano impieghi considerati appannaggio esclusivo degli stranieri". Quindi i due aspetti sono una risposta resiliente alla crisi, che si appoggia su un antico modello di "sviluppo" reinterpretato e modificato. Il ritorno all'agroalimentare non è un astratto ritorno al "territorio", ma l'unico modo razionale di prendersi cura dello stesso con l'agricoltura, con il mantenimento idrogeologico e forestale, con poduzione e trasformazione del cibo. Questo processo innesca dei rapporti "naturali" intergenerazionali. Il primo aspetto (cura degli anziani e "cura" in generale) è indirizzato dal Progetto Argiolas. Il secondo aspetto, sviluppo agroalimentare e territorio, è sviluppato dal progetto Agricoltura Multifunzionale. Entrambi sono unificati nel Progetto Casa Campidanese. Le tecnologie necessarie, tra cui lo ICT, la Longevità, lo sviluppo sostenibile dell'agroalimentare, sono tutte pronte, disponibili, testate. Si tratta solo di utilizzarle tramite una riattivazione sociale del tessuto comunitario sardo. Ben sapendo che la tecnologia è essa stessa una costruzione sociale.
  2. Le case risalenti al secolo scorso si presentano esternamente con un portale d'ingresso ad arco adornato con fregi artistici oppure con le iniziali del padrone di casa. All'interno compaiono la stalla, la cantina, il portico e il cortile, dove si trovano piante di agrumi e l'immancabile pozzo. L'edificio principale costruito su due piani è realizzato con una struttura portante in mattoni di fango e pilastri in mattoni laterizi pieni. L'elemento archittettonico caratteristico è il loggiato, meglio noto come "sa lolla", destinato ad aprire la via a tutte le stanze interne della casa. La copertura di quest'ultimo ambiente è realizzata con orditura lignea costituita da travi originali ed incanniciato, le cui canne sono legate singolarmente con spago vegetale a "sa canna maista" che corre nell' interasse de "is crabiolas". Nelle abitazioni dei più agiati era presente anche "sa mola", la macina per il grano.
  • Sport, Calcio, Relazioni Intergenerazionali Il progetto in ambito giovanile è monitorare, sviluppare e promuovere l'eccellenza nel mondo del calcio passando dalla formazione del gesto alla dinamica di gruppo, nel rispetto dell’etica sportiva, delle regole e dei ruoli.
  • Progetto Ritorno degli Emigrati in Sardegna. Questo ritorno degli emigrati viene realizzato in un contesto di cohousing con pratiche di ginnastica dolce, con il contatto con la natura come unico antidoto contro lo stress, con controlli medici puntuali ma usando terapie preferibilmente dolci come la dieta, l'ortoterapia e la stessa ginnastica, con il recupero della memoria, con il rapporto ludico (sport) con le nuove generazioni.
  • Agricoltura Multifunzionale, Ripopolamento della Sardegna, Turismo Residenziale
  • Casa Campidanese e Piano di Sviluppo Rurale della Sardegna (PSR)
  • Parchi Agrari Metropolitani a Vocazione Intergenerazionale </ul>

    Il metodo operativo

    Il progetto Casa Campidanese mira ad implementare le emergenze positive rilevate nell'analisi di B.Meloni avviando dei processi autopropulsivi basati su prototipi efficaci e significativi. Gli stakeholder del progetto sono i residenti nei comuni delle Aree Interne, i turisti semi occasionali con la tendenza a "restare", gli ex emigrati dalla Sardegna, gli anziani ed i giovani interessati a progetti intergenerazionali di agricoltura multifunzionale (progetti che prevedono pluriattività non agricole come il telelavoro, il lavoro culturale, i servizi alle comunità locali in sviluppo). Ma gli stakeholder possono essere anche i cittadini delle aree metropolitane che si possono rigenerare con l'attivazione di Parchi Agrari Metropolitani, nonchè i residenti o i vacanzieri delle variegate situazioni delle aree costiere che potrebbero contare su un entroterra e su aree metropolitane capaci di forti attrazioni multifunzionali. A tutti questi si aggiungono gli attori istituzionali quali Comuni, Aree Metropolitane, Regione Sardegna, imprenditori agroalimentari e turistici, istituzioni di ricerca. Il metodo di coordinamento già testato è quello della ricerca-azione sociologica basata sulla elicitazione degli stakeholders tramite Focus Group e interviste strutturate o semi-strutturate. Questo permette la costruzione di Comunità di Pratica basate sull'obbiettivo condiviso di comunità intergenerazionali nuove o rinnovate. È in fase di definizione uno staff operativo professionale per la costruzione degli eventi necessari alla implementazione del progetto. Questa la sintesi di uno dei primi Focus Group relativi al Progetto Argiolas sulla Terza Età:



    Perchè la Sardegna

    La Sardegna ha conosciuto il fallimento dei vari modelli di sviluppo: inserimento locale di industrie manifatturiere e di servizi che si sono dileguate, turismo balneare che ha modificato pesantemente l'assetto ecologico delle coste, servitù militari, sviluppo di conurbazioni che hanno spopolato l'interno, ricerca scientifica senza legami col territorio. Questi problemi sono tipici anche delle Regioni più "ricche", come Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. Ma in Sardegna questi problemi sono stati aggravati pesantemente da decenni, se non secoli, di sfruttamento di tipo "coloniale". La Sardegna ha resistito grazie alla sua sociologia robusta, tradizionale, resiliente, basata sulla famiglia, su una famiglia estesa in cui il ruolo femminile è importante. E cerca di ripartire dalle sue proprie risorse di Natura e Cultura. Da "L'Unione Sarda" del 23.07.2016 pag.18: "I settori su cui la Regione punta sono noti: turismo naturale e culturale (<<non ci interessa un modello Baleari>>, dice Paci), agroindustria, ovvero <<valorizzazione e scoperta dei territori; manifattura e ICT, settore che oggi annovera ben 2.634 imprese in Sardegna". Paci è l'assessore al Bilancio della Giunta regionale sarda, ICT sta per Information e Communication Technology, l'informatica hardware e software. Andando nel particolare, due sono i punti del "modello sardo" che vanno attentamente rivalutati. Mentre in Italia il 76% delle badanti e delle colf sono straniere, in Sardegna la percentuale è ribaltata: il 79% sono italiane (92% donne) ed in gran parte parenti degli assistiti. Questo è stato reso possibile dalla legge regionale 162/98 che finanzia l'assistenza ai disabili. Questo da un punto di vista strettamente sociologico ha rinforzato le relazioni familiari o "familistiche di cura" ridando alle donne un ruolo economico culturale centrale. Da "L'Unione Sarda" del 26.07.2016 pag.12: "Le donne sarde accettano di fare le colf o di assistere gli anziani perchè non ci possiamo permettere di evitare certi lavori". Questo processo innesca dei rapporti "culturali" intergenerazionali. Altro aspetto importantissimo è quello sottolineato da Michele Carrus, segretario regionale Cgil della Sardegna: "L'Istat ha da poco messo in evidenza il ritorno degli italiani al lavoro domestico ed al bracciantato agricolo. La manodopera italiana è ritornata nelle campagne: fino a poco tempo fa questi erano impieghi considerati appannaggio esclusivo degli stranieri". Quindi i due aspetti sono una risposta resiliente alla crisi, che si appoggia su un antico modello di "sviluppo" reinterpretato e modificato. Il ritorno all'agroalimentare non è un astratto ritorno al "territorio", ma l'unico modo razionale di prendersi cura dello stesso con l'agricoltura, con il mantenimento idrogeologico e forestale, con poduzione e trasformazione del cibo. Questo processo innesca dei rapporti "naturali" intergenerazionali. Il primo aspetto (cura degli anziani e "cura" in generale) è indirizzato dal Progetto Argiolas. Il secondo aspetto, sviluppo agroalimentare e territorio, è sviluppato dal progetto Agricoltura Multifunzionale. Entrambi sono unificati nel Progetto Casa Campidanese. Le tecnologie necessarie, tra cui lo ICT, la Longevità, lo sviluppo sostenibile dell'agroalimentare, sono tutte pronte, disponibili, testate. Si tratta solo di utilizzarle tramite una riattivazione sociale del tessuto comunitario sardo. Ben sapendo che la tecnologia è essa stessa una costruzione sociale.

    Riu Saliu Monserrato (CA)

    Ginnastica Dolce come terapia preventiva. Discussione aperta sulle terapie e sui medici.



    La foto di Riu Saliu

    Monte Arrubiu

    Monte Arrubiu. Questo video sviluppa il tema della Ginnastica Dolce nel contesto del Parco Naturale di Monte Arrubiu:




    S.Margherita di Pula (CA)

    S.Margherita. Ginnastica Dolce e Mare, Terra e Mare:

    Ginnastica Dolce sul Mare

    La altre foto di Santa Margherita di Pula e di Riu Saliu
    Nuraxeddus (piccolo Nuraghe) S.Margherita di Pula
    Cala del Morto a Chia (Domus De Maria)

    Villa Fiorita (CA)

    Villa Fiorita. Il progetto di Invecchiamento Attivo (Active Ageing) è stato potenziato in progetti di Invecchiamento Consapevole (Mindful Ageing) che implicano l'attivazione dei processi culturali e cognitivi. [1][2] Tra questi è fondamentale il recupero della memoria, basato sulla rappresentazione delle esperienze locali, sulla narrazione di fatti, luoghi, persone legati al territorio, sulla ricostruzione di un immaginario collettivo unico e specifico. E' importante che a questa rigenerazione della cultura locale partecipino i giovani, che recenti sperimentazioni dimostrano essere molto disponibili al coinvolgimento. La memoria è un processo dinamico che va alimentato da nuove esperienze e relazioni mantenendo attivo l'inserimento sociale dell'anziano. Da un punto di vista sociologico, la "costruzione sociale della realtà" necessità della continuità portata dall'esperienza degli anziani. Questo comporta la possibilità per gli anziani di entrare nel circuito della comunicazione virtuale con il supporto dei giovani. Questo video mostra il percorso di memoria collettiva ed esperienza motoria provato a Villa Fiorita a Monserrato (CA):



    Turisport Cagliari - Maggio 2015

    Test e Dimostrazione di Ginnastica Dolce



    Cohousing

    Le caratteristiche costitutive del cohousing sono:

    1. social contact design: la progettazione degli spazi fisici incoraggia un forte senso di comunità;
    2. spazi e servizi collettivi: parte integrante della comunità, le aree comuni sono pensate per l'uso quotidiano, ad integrazione degli spazi di vita privati;
    3. partecipazione dei residenti nei processi di costituzione e gestione della comunità;
    4. stile di vita collaborativo, che favorisce l'interdipendenza, lo sviluppo di reti di supporto e aiuto, la socialità e la sicurezza.

    Un buon esempio di "smart cohousing" è in corso di realizzazione in Borgo Mazzini a Treviso da parte di I.S.R.A.A. Istituto di Servizi di Ricovero e Assistenza agli Anziani. Questo il gruppo Facebook dell'iniziativa: Borgo Mazzini Smart cohousing - ISRAA Treviso. L'iniziativa realizza tutte le caratteristiche costitutive del cohousing, che sono interdipendenti l'una dall'altra. Consideriamo comunque prioritaria la progettazione partecipata di Borgo Mazzini. Il progetto prevede anche una domotica a basso costo, efficace nel rendere fluida e sicura la vita quotidiana degli anziani, semplice da mantenere, capace di conciliare le prospettive differenziate di vita dei "cohousers". A Monserrato (CA) è partita una iniziativa di cohousing tra studenti ed anziani disabili. A 9 km da Bosa (OR) è in corso un esperimento di cohousing che include la agricoltura:cohousingsardegna. A Crastu, borgata ETFAS (Ente per la Trasformazione Fondiaria e Agraria Sarda) di Laconi (Oristano) è iniziato un esperimento di costruzione di un ecovillaggio.

    La Comunità Mondiale della Longevità

    La Comunità Mondiale della Longevità e l'Associazione Medicina Sociale di Cagliari hanno organizzato un incontro di discussione e divulgazione scientifica sul tema della longevità il 15-16 Aprile 2016 al Palazzo Regio di Cagliari. Numerosi i contributi portati dai relatori e dai partecipanti alle tavole rotonde. Ricercatori biomedici, psicologi, demografi, manager della sanità, stakeholder come gli imprenditori di un turismo sostenibile, dirigenti scolastici, antropologi, politici come il sindaco di Cagliari.

    La struttura familiare italiana

    Nell'esaminare il problema dell'invecchiamento è centrale il ruolo del rapporto intergenerazionale, cioè l'evoluzione strutturale della famiglia italiana. "La struttura delle famiglie italiane è cambiata: si è ridotto il numero dei componenti, sono diminuite le coppie coniugate con figli e sono aumentate le nuove forme familiari. La famiglia tradizionale non è più il modello prevalente nemmeno nel Mezzogiorno: negli ultimi venti anni le libere unioni sono quadruplicate e la quota di nati da genitori non coniugati si è più che raddoppiata, raggiungendo il livello del 20 per cento. Si esce dalla famiglia più tardi, si assiste ad uno spostamento in avanti di tutte le fasi della vita. La quota di giovani tra i 25 e i 34 anni che vive ancora nella famiglia di origine si è incrementata di quasi 9 punti ed è arrivata a circa il 42 per cento, quella di adulti (tra i 35 e i 44 anni) si è addirittura raddoppiata e ha raggiunto il 7 per cento. L’età media delle madri alla nascita del primo figlio cresce di generazione in generazione" da ISTAT Rapporto Annuale 2012, pag.59.
    "Aumentano le famiglie unipersonali e le coppie senza figli. La crescita dei single riguarda gli anziani soli, in genere donne, ma anche giovani e adulti soprattutto single non vedovi – che nell’ultimo ventennio sono quasi raddoppiati, anche in conseguenza dell’aumento delle separazioni e dei divorzi. Le libere unioni sono quadruplicate: più diffuse nel Nord-est, interessano in modo più accentuato coppie composte da soggetti dotati di un titolo di studio più elevato e che lavorano entrambi. Le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili sono la componente che fa registrare gli incrementi più sostenuti, essendo cresciute 8,6 volte rispetto al 1993-1994 (Tavola 2.6)" da ISTAT Rapporto Annuale 2012, pag 68.

    Un punto di vista sociologico

    La costruzione di un modello sociale innovativo, capace di affrontare la sfida della longevità, deve avvenire con una gestione innovativa ma immediata delle emergenze bio-psico-sociali. Se questa gestione ha successo nasce un modello alternativo che può affermarsi ed espandersi. Una situazione così nuova e complessa esige che ogni passaggio venga testato e valutato, esige un atteggiamento "try and learn" prudente, umile ma coraggioso e tempestivo. Il primo passaggio è quello di rimettere in attività il corpo degli anziani, con dolcezza, perchè è lì che la vita si realizza. Il secondo passaggio è la ricostituzione di una rete sociale che garantisca il rapporto con il territorio e la memoria collettiva. Esperienze di cohousing, o la semplice valorizzazione delle reti sociali esistenti con l'inclusione dei giovani, permettono di avviare nuove esperienze. Le risorse politiche ed economiche attivano, appoggiano, alimentano un processo che si auto-mantiene, senza sostituirsi agli attori principali. Il punto decisivo è nel "passaggio generazionale", nel raccordo "giovani-anziani". Oggi nascono nuovi tipi di rapporti e di equilibri familiari in un contesto economico incerto. Anziani fisicamente, emozionalmente, cognitivamente sani possono svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione del tessuto sociale e del collegamento tra le generazioni. Ad Isili, comune capofila del progetto, scatta l'indagine ISTAT "Famiglia e soggetti sociali", basata su un questionario che affronta queste tematiche:

    • relazioni intrafamiliari
    • relazioni col vicinato
    • aiuti verso l'esterno
    • cura dei bambini
    • vita di coppia
    • lavoro
    • permanenza dei giovani in famiglia
    • intenzioni di lasciare la famiglia di origine

    Note

    1. Questa ad esempio: mYmO Memory in Motion, è una esperienza di memoria collettiva "in movimento" tra giovani e adulti a Madrid.
    2. L'Unione Europea lancia The European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing
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