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Lettera aperta a Oscar di Montigny, direttore Marketing di Banca Mediolanum

Caro Oscar, sono il blogger di ortosociale.org, un informatico in pensione appassionato di sociologia. Ho letto e studiato attentamente il tuo “Il tempo dei nuovi Eroi”. Credo che il tuo obiettivo di utilizzare le “aziende” per realizzare quello che tutti sappiamo essere necessario, sia sincero. E’ una percezione. Nel mare di contatti che hai forse la percezione che ti trasmetto io è la stessa. Per un certo tempo ho condiviso la tua idea, lavoravo in una multinazionale informatica. Adesso sono pessimista o realista, ma credo che sia necessario “salvare il capitalismo” almeno come transizione. Le “Rivoluzioni” sono catastrofi ed è necessario ragionare in termini di “Transizione”. Per qualsiasi “Transizione” il “capitalismo” è necessario. Quello che tu proponi (e sei “bene” informato) è il capitalismo giusto (Right). Scusami, ma non tocco argomenti filosofici (o artistici o scientifici) anche se forse sarebbe la cosa più bella. Vado diritto sul pratico. Una possibilità per tentare la tua ipotesi di lavoro la vedo a pag.201 dove dici: “…Un cambiamento radicale: le aziende creano intorno al cliente un ecosistema.” Esatto. In questo ecosistema entra pesantemente e praticamente quello che chiami più avanti “umanesimo digitale”. Leggendoti ho avuto una piccola o minima Illuminazione: “un Ecosistema”! Cosa potrebbe diventare un “Ecosistema” offerto da una rete di aziende intorno ai loro clienti, o meglio alle reti dei loro clienti? Ecco la mia risposta, la mia soluzione, l’alternativa che io sto costruendo in modo diagonale rispetto a te, in contesti profondamente diversi dal tuo. Un Ecosistema può essere:

  1. Un Ecovillaggio basato sulla Agricoltura Multifunzionale di Jan Van der Ploeg (Wageningen University)
  2. Ecoquartieri di Città Medie, come Padova dove vivo. Gli Ecoquartieri sono la rigenerazione dei vari “quartieri” di Città medie e di Aree Metropolitane, da riconsiderare come realtà “policentriche”.
  3. Borghi e piccoli Comuni italiani

Per fare un esempio riferito al caso 1], gli ecovillaggi potrebbero venire “aiutati” dalla Azienda leader della (cordata) progetto in tre aree:

  1. Per i membri che fanno Agricoltura. Vengono aiutati nella distribuzione dei prodotti (presumibilmente bio)
  2. Per i membri che non fanno (solo) agricoltura ma che fanno ad esempio software sono aiutati a vendere il loro lavoro o messi in rete con chi li può utilizzare (tenendo conto che lavorano a distanza in un ambiente ideale per la loro produttività e creatività)
  3. Per i membri che lavorano alla manutenzione delle strutture dell’ecovillaggio (bricolage, Fai-Da-Te, Do-It-Yourself) vanno forniti prodotti, servizi, consulenza, formazione secondo una versione Open Source di Leroy-Merlin

Questi progetti, secondo tutta la logica, sono Progetti Ad Hoc, sono progetti scalabili, soprattutto sono progetti “partecipati” come dici ad una certa pagina del tuo manuale. Partecipati dai “prosumer” (producer and consumer). Questa mia idea è perfettamente in linea con quanto propone la Decrescita (Felice e Serena). E’ come costruire Resort o Villaggi Turistici, ma con la prospettiva di un Turismo Spirituale o Interiore. Ricalca l’Ora et Labora Benedettino. Integra e sinergizza quanto propone Rodolfo a pag.206 attraverso soprattutto il microcredito, che entra comunque nelle funzionalità del progetto. Per riassumere, la “rete” di imprese che fornisce questo “servizio” si preoccupa di:

  1. Garantire strutture materiali e servizi come per un villaggio turistico
  2. Gestire una rete di risorse decentralizzate e relativa formazione per distribuire agroalimentare, ricettività turistica, software, altre produzioni di servizi o manifatturiere
  3. Gestire il supporto alla manutenzione della struttura-servizi vista come Organismo (o se vuoi Macchina del Ciclo circolare produttivo). Questo mette alla prova la Partecipazione prolungata nel tempo e la Manutenzione come attività primaria della Economia 0.0

Ho partecipato nel 2014 al progetto del Parco Agropaesaggistico Metropolitano di Padova, tuttora vivo e vegeto. Di mio posso suggerire la centralità della Sociologia, come costruzione gentile ma razionale di relazioni. Dando per scontato che il gruppo primario è la Famiglia, vista nella sua profondità e variabilità archeologica-antropologica-sociologica. Ho fatto una tesi di Sociologia della Tecnoscienza a Padova nel 2013, scoprendo che il centro di tutto è l’Uomo come Relazione con gli Uomini e con Tutto il Resto. Un abbraccio
Remo Ronchitelli (antieroe)
info@ortosociale.org