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*[http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=OrtiSociali orti condivisi],  
 
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*[http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=Orto03 agricoltura multifunzionale],
 
*[http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=Orto03 agricoltura multifunzionale],
*[http://www.ortosociale.org/wiki2/index.php?title=Migrazione il ritorno degli emigrati sardi o italiani,  
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*[http://www.ortosociale.org/wiki2/index.php?title=Migrazione il ritorno degli emigrati sardi o italiani],  
 
*[[CasaCampidaneseFA|rivisitazione del modello storico di famiglia a partire dall'esistente]],  
 
*[[CasaCampidaneseFA|rivisitazione del modello storico di famiglia a partire dall'esistente]],  
 
*[[CasaCampidaneseSS|sociologia dello sviluppo di città, periferie, campagne, villaggi turistici]],  
 
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Versione delle 16:37, 3 nov 2016

La Casa Campidanese

"La Casa Campidanese" è un progetto di Cohousing intergenerazionale nato a partire da esperienze del 2012 sull'invecchiamento attivo promosso dalla UE. L'obiettivo è utilizzare gli anziani come risorse attive a favore dei giovani e di sè stessi rivedendo i modelli dell'abitare nelle metropoli, nelle periferie, in campagna, o in villaggi turistici. Ognuno di questi ambienti consente varie modifiche allo stile di vita che possono consentire una vita più sana e attiva oltre l'età pensionabile. Nello stile di vita hanno un ruolo fondamentale le attività motorie, ma rivolte ad un fine pratico o culturale, l'esercizio fisico, che non sia una interazione con le macchine, una dieta scientificamente provata e contestuale alle tradizioni locali, le attività culturali, cognitive, artistiche tipiche della nostra specie, le relazioni sociali tipicamente intergenerazionali, spezzate oggi dal rapido evolversi della situazione storica che ha visto il passaggio da un'economia agricola, ad una industriale, ad una post-industriale finanziaria dai contorni indefiniti. Per disporre di questi pre-requisiti il progetto "La Casa Campidanese" si basa su alcune tessere di un complesso mosaico che sono:

Tutto questo è possibile e strettamente necessario per l'emergenza del problema anziani e del problema dell'occupazione giovanile.

Il primo Focus Group

Questa la sintesi di uno dei primi Focus Group relativi al



La governance del progetto

Lo spirito del progetto è "ottenere di più con meno" (More with Less). Si tratta di ragionare e progettare con una logica biologica (dal basso all'alto) anzichè burocratica (dall'alto al basso). Anzichè investire a pioggia e investire su costose infrastrutture in previsione di una diffusione generalizzata del modello, si può procedere così: costruire uno o pochi prototipi, inseriti in contesti favorevoli e quindi poco costosi, testarli in corso d'opera implementandoli (try and learn), diffondere il DNA così costruito in contesti favorevoli dove possa essere ereditato, trascritto, modificato, realizzato per nuove linee di sviluppo. In questa strategia ogni prototipo deve avere sin dall'inizio i mezzi per camminare sulle proprie gambe. E' la stessa strategia utilizzata dal sistema operativo Linux e dal FOSS (Free Open Source Software), basata su un un risparmio rigoroso nell'input, nell'output, nel processo di elaborazione (efficacia/efficienza). Gli sviluppi locali, dotati delle strutture necessarie, in caso di successo si possono espandere a macchia d'olio nelle direzioni che raccolgono l'esempio. Questa strategia è possibile (come nel caso Linux) solo con un forte coinvolgimento di chi vi partecipa. Il mezzo individuato per realizzare una partecipazione costante e attiva al progetto da parte di tutti gli attori che ne fanno parte è l'utilizzo di processi decisionali basati su Focus Group. I Focus Group utilizzati da alcuni sociologi di Padova per la gestione dell'integrazione degli immigrati, sono in realtà anche il fin troppo efficace strumento della pubblicità. L'obiettivo è riattivare tutte le risorse non utilizzate come gli anziani, i territori in corso di spopolamento ricchi di aria, acqua, terra pulite, ricchi di paesaggio, storia, cultura, rigenerare infine i quartieri urbani e metropolitani. La presenza di molte tessere fondamentali ci ha consigliato di testare il progetto in Sardegna come "Casa Campidanese"[1]. Un modello di governance studiato per l'ambito metropolitano di Milano ma valido in generale per la sua strutura bottom/up (dal basso all'alto):

Qui la mappa ragionata dei vari progetti cui La Casa Campidanese si collega:

Note

  1. Le case risalenti al secolo scorso si presentano esternamente con un portale d'ingresso ad arco adornato con fregi artistici oppure con le iniziali del padrone di casa. All'interno compaiono la stalla, la cantina, il portico e il cortile, dove si trovano piante di agrumi e l'immancabile pozzo. L'edificio principale costruito su due piani è realizzato con una struttura portante in mattoni di fango e pilastri in mattoni laterizi pieni. L'elemento archittettonico caratteristico è il loggiato, meglio noto come "sa lolla", destinato ad aprire la via a tutte le stanze interne della casa. La copertura di quest'ultimo ambiente è realizzata con orditura lignea costituita da travi originali ed incanniciato, le cui canne sono legate singolarmente con spago vegetale a "sa canna maista" che corre nell' interasse de "is crabiolas". Nelle abitazioni dei più agiati era presente anche "sa mola", la macina per il grano.